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Teatro Sociale

Aprì i battenti nel 1809 col nome di Teatro della Società.

Fu costruito grazie all’intervento di un folto gruppo di nobili bergamaschi che si adoperarono per restituire a Città Alta il titolo di centro propulsore della vita culturale bergamasca, derubato dalla città bassa dopo la costruzione del teatro Riccardi (ora Donizetti). Fu attivo fino agli anni Venti del Novecento con alterne fortune: ad esempio, verso la fine dell’Ottocento ebbe un’importanza marginale nelle celebrazioni donizettiane del 1897 e nel primo decennio del Novecento aprì anche ad altri generii meno “nobili” come l’operetta e il cinematografo.

Ancora fino al 1915 si ebbero discrete stagioni culturali, ma dal 1929 la musica e dal 1932 gli spettacoli di ogni genere vennero abbandonati. Da quegli anni fino al 1974 quando il Comune di Berrgamo lo acquistò fu un continuo susseguirsi di progetti di demolizione o di riuso; solo alla fine degli anni Settanta furono compiuti lavori di restauro e messa in sicurezza che restituirono il teatro alla popolazione bergamsca anche solo per mostre d’arte e esposizioni.

L’intervento di restauro più importante è l’ultimo eseguito e conclusosi nel maggio del 2009, che ha ridato al Sociale la sua piena funzione teatrale. Dal ripristino dei primi tre ordini di palchi, al rifacimento delle pavimentazioni, dei parapetti lignei, delle pareti, dalla realizzazione degli impianti di riscaldamento e di condizionamento alla predisposizione di adeguati servizi igienici, dall’allestimento di una moderna macchina scenica alla sistemazione della fossa orchestrale, il Teatro Sociale ha finalmente riacquistato la sua importanza accanto al Donizetti, col quale può finalmente rivaleggiare.

Il progetto originario è di Leopoldo Pollack, allievo del Piermarini, che decise per un teatro all’italiana con più ordini di palchi per soddisfare l’esigenza di visibilità pubblica delle classi aristocratiche e dei loro rapporti gerarchici.

L’originalità del progetto è da ricercarsi nella forma ovale di stampo francesizzante, in antitesi con il gusto dominante del tempo che avrebbe invece voluto una forma a ferro di cavallo, che ben si abbina allo sviluppo verticale dei palchi. Gli 86 palchi sono distribuiti su tre ordini sovrapposti, con in più un quarto ordine di loggione. Pollack progettò i parapetti lignei dei palchi secondo una linea continua come Piermarini aveva fatto con la Scala di Milano: essa conferisce al teatro un’armonica uniformità classica.

Le decorazioni dei parapetti lignei sono policrome e quindi molto sgargianti, cosiccome i colori delle pareti interne; il tutto in contrasto con la povertà della pavimentazione e delle volte a calce.

L’esterno non presenta una facciata monumentale come si addice ad un teatro, per via della strettezza della Corsarola (via Colleoni); Pollack si accontentò di dare al Teatro una facciata sobria ma elegante, senza continuità con i palazzi limitrofi.